Una comunità energetica rinnovabile mette insieme famiglie, imprese ed enti pubblici che producono e consumano energia nello stesso territorio, condividendo quella prodotta in eccesso invece di limitarsi a cederla alla rete.
Le comunità energetiche rinnovabili esistono nell'ordinamento italiano per effetto del D.lgs. 199/2021, che recepisce la direttiva (UE) 2018/2001 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili. La norma stabilisce chi può parteciparvi, come si misura l'energia condivisa e come viene valorizzata.
Dal punto di vista impiantistico cambia poco rispetto a un fotovoltaico qualsiasi. Cambia molto il dimensionamento: l'impianto non serve un consumatore solo, ma un insieme di profili di consumo diversi, distribuiti lungo tutta la giornata.
Ci occupiamo della parte tecnica, quella che determina se la configurazione sta in piedi: quali utenze possono farne parte in base alla rete, quanto deve essere grande l'impianto, e quanta energia verrà effettivamente condivisa invece che semplicemente immessa.
La parte societaria e amministrativa — la forma giuridica, lo statuto, i rapporti con il gestore dei servizi energetici — resta a chi la comunità la costituisce. Noi forniamo i numeri e la documentazione tecnica su cui quelle scelte si appoggiano.
Quali utenze possono stare nella stessa configurazione in base al punto di connessione, e che differenza fa includerne una in più.
La taglia dell'impianto condiviso calcolata sui profili di consumo reali dei membri, non sulla somma dei loro contratti.
Stima dell'energia effettivamente condivisa ora per ora, e strumenti per misurarla una volta che la comunità è attiva.
La prima cosa da sapere è quanta energia riuscirete davvero a condividere.